Subscribed unsubscribe Subscribe Subscribe

Metiers d’Art: Chanel prende Roma

Visioni di un’Italia divenuta colonia francese. O meglio: Parigina (questa volta).

Perché l’Italia è da sempre preda facile e succulenta per lo straniero, ma se questo straniero ridà luce a quello che noi snobbiamo, ben vengano i grandi gruppi internazionali. E così, il colosso del lusso pensato dalle gloriose meningi del “Demiurgo Argenteo” è atterrato a Roma, per una sera o poco più. Potevano chiamarla #Karlinvasion, ma la collezione Metiers d’Art ha una verve differente rispetto agli appuntamenti con il ready to wear di Chanel. Siccome tra gli imbucati c’era anche qualcuno che non sapeva nemmeno cosa li attendesse al di là “del tendone”, sprecherò qualche parola per esporre cos’è la collezione dei Metiers d’Art. Questo “cerimoniale” è atto a rimarcare il dominio incontrastato dell’identità Chanel nel mondo. Identità che non è solo fatta di leggenda, spettacolo, borse e profumi, ma anche confezione. Questa collezione, infatti, è uno dei gioielli della corona più preziosi di Chanel. E’ il trionfo dell’artigianalità, un’esibizione che dal 2002 si prodiga nel mostrare a tutti l’eccellenza manifatturiera degli atelier Chanel. Una produzione incredibile che fa da cuscinetto tra passato e futuro, conservando intatti i criteri e le abilità sartoriali dei maestri del lusso.

Ha brillato Roma, nelle foto dei più illustri invitati, quelli che lo erano per davvero.Il mondo scoppia, ma ‪#Cinecittà‬ rinasce con CHANEL . Della serie‪#illussosispostaunpopiùinlà‬ e per un attimo anche io, da casa. E così, tra i fantasmi e le spoglie di Cinecittà, ho visto sorgere Parigi. Una Parigi notturna, onirica, con un pubblico partecipe, come piace a Karl, come accadeva negli Happening. Tinte fosche per la nostra eroina, che viene tratteggiata con un’insolito brivido dark. “Coco l’Irrégulière“, una biografia, un mito, una persona. Perché il profilo di Madame Coco, nonostante la compostezza dei suoi little black dress, può essere tutto, tranne che limpido e pacifico.

Metiers d’Art a Roma, nostalgia degli anni Venti e furore grintoso degli anni Settanta. Una fashion blogger italia collezione dissonante, sbandata e irruente come le mademoiselles angelico-demoniache che popolano l’oscurità. Va di moda il lungo. Che siano abiti o gonne, che siano trasparenti, in lana o in seta, poco importa. Quello che non sembrava possibile o, quanto meno credibile, Karl l’ha fatto. Se ci ha deliziato con le sue mantelline ricamate, è riuscito nella provocazione integrando le cravatte in pvc tra gli abiti-bouquet.



O adesso o mai più: ritornano le calze: nere, di pizzo. Anche lo scarponcino invernale riemerge dalla nebbia, indossato con sfrontatezza sotto le tute e le gonnelline in bouclé. Che dire dei tacchi, come sempre, nè troppo alti, nè troppo bassi, questa volta Karl sceglie “les mules”: bianche, con la punta necessariamente nera.